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Da L’inizio del libro
Vecchi canti
(1980-1981)
Secondo quaderno
Dedicato alla nonna
1. Audacia e pietà


Risplende il sole sui giusti e gli ingiusti
nessun luogo è in terra d’altri peggiore.
Se vuoi, va’ ad oriente, a occidente,
oppure dove ti diranno,
se vuoi, a casa rimani.

L’audacia guida le navi
sopra il grande mare oceano.
La pietà dondola la mente
come una vecchia culla incavata.

Chi conosce l’audacia, conosce la pietà,
ché l’una e l’altra sono sorelle:
l’audacia più leggera al mondo d’ogni cosa,
leggera più d’ogni opera, la misericordia.


2. Canzona di via


Per Francia andavano due granatieri, di Russia scendevano a piedi,
la divisa era in polvere bianca, ed in polvere pure la Francia.

Non è forse vero ch’è strano? D’improvviso la vita si posa,
come la cenere,
come sabbia nei deserti d’Arabia, o sulle strade di Smòlensk la neve.

E si vede lontano, lontano, ed il cielo più d’ogni altra cosa.
– Che vuoi, Tu, Signore, che attendi, dal servo tuo dimmi che cosa?

Su tutto quello che un tempo volemmo, è come una frusta che schiocca.
Né vorrebbero gli occhi guardare. Ma guardare, si vede, ci tocca.

E va bene. Che mai non accade sull’umile e ruvida terra?
Della cometa il fuoco fatale in che altezza non si disferra?

Andiamo, compagno infelice! Poltrire ai soldati non si confà.
Brindiamo alla fede fino alla morte: dopo morte non c’è infedeltà.


3. La moglie infedele


Da quel giorno che a casa sei tornato
e hai distolto lo sguardo da me,
tutto in me si è mutato.

Come là fuori quel cane malato,
è tre giorni che giace spirando,
così l’anima duole.

Il mondo intero intercede per chi è nel peccato
per l’innocente soltanto il miracolo.
Che un miracolo mi sia testimone!

Mostragli, o Dio, ciò che giusto ed è vero,
dimostra la mia giustificazione! –

Ed ecco il cane, povera creatura,
scrollando rapido il capo,
festoso le si è avvicinato,
scodinzolandole e leccando la mano –
ed è caduto stramazzando a terra.

Dio conosce dell’uomo
quel che l’uomo non sa.


4. Convinzione


Se anche tutti di te si facessero beffa
e tu stessi qual Lazzaro steso
taciturno giacendo sotto al cielo
neanche allora saresti come Lazzaro.

Ahi, molto meglio farsi pari
alla nera terra dell’orto
alla polvere multicolore della strada

al pianto del bimbo
dimenticato sul ciglio del campo…

e altro da te non si chiede.


5. Ninna nanna


Sull’orlo dei pini del monte,
sull’alta cima sottile,
hanno sospesa una culla.

Il vento la muove.

Accanto alla culla, una gabbia
accanto alla gabbia, un albero cavo.

Nella gabbia un uccello sapiente
canta e arde, come un cero.

– Dormi, – dice – dormi, tesoro,
siccome vorrai, destato sarai.

Se vorrai, povero, se vorrai, ricco,
se vorrai, onda del mare,
se vorrai, angelo del Signore.


6. Ritorno.
Versi sopra Alessio



Bene in qualche luogo tornare:
nella città, dove altra è ogni cosa,
nel giardino, dove alcuni degli alberi
sono da tempo abbattuti, e i restanti
gemono, e non gemevano un tempo,
nella casa, in cui per te sono in pena.

Ritornare e non rivelarsi.
Così tacere fino alla fine.
Che da sé indovinino pure,
chiedano a chi va e a chi viene,
comprendano – e non comprendano.

Ma le cose risplendono intorno,
come minuscole stelle lontane.


7. Desiderio


Che cosa importa quel che mi sembrava:
che se qualcuno si deve encomiare
cento volte dovrebbero lodarmi,
il perché – lo sappiano da sé;

che non c’è tempo reo a tal punto
né villaggio così abbandonato
né creatura talmente malvagia
che improvvisarvi non possa lo spirito,
come sopra un tesoro il flauto magico;

che tra tutte non c’è alcuna morte
che le siano bastanti le forze
a estirparmi la vita paziente,
come l’assenzio o la zizzania, –

che importa quel che sembrava
e che sembrerà ancora.


8. Lo specchio


Mio caro, io stessa non so:
perché mai succede una simile cosa? –

mi ronza accanto lo specchietto
non più grande d’una lenticchia
od un chicco di miglio.

Ma quel che arde in lui e gli sembra,
che guarda, sogna, s’infiamma –
meglio per niente vedere.

La vita invero è cosuccia da poco:
si raccoglie, succede,
sul mignolo, in cima alle ciglia.
E come il mare, tutt’intorno è la morte.


9. Visione


Alzo gli occhi su di te – e non sei tu che vedo:
il vecchio padre nelle vesti d’un altro.
Quasi non possa camminare,
e pur lo continuano a scacciare…

Signore, penso, mio Dio,
o morirò ben presto anch’io:
che mi si stringe per ciascuno il cuore?

Per le fiere perché sono fiere,
e l’acqua perché scorre,
e il malvagio per la sorte ria
e io per la mia follia.


10. La casa


Vivremo a lungo, a lungo come
presso l’acqua vivono gli alberi,
e l’acqua ne imbeve le radiche
e la terra con loro incontra il cielo,
Elisabetta Maria.

Vivremo a lungo, a lungo.
Costruiremo due case, alte alte:
una d’oro, ed una di tenebra,
e l’una e l’altra mormoreranno, come il mare.

Penseranno che ormai più non siamo…
Lì per lì però gli diremo:
sull’acqua invisibile e corrente
scivola via il cuore dell’uomo.
Là se ne vola il tempo antico
qual colomba dal tempo di Noè.


11. Sogno


Il figliuolo prodigo sogna,
sogna sul letto di morte,
che di casa se ne parte.

Porta indosso un allegro vestito
ed in mano l’anello avito.
Il cavallo gli porta il fratello.

Bene che sia di prima mattina:
corde risuonano e corni alle spalle,
suoni più belli sono innanzi al calle.

Tutti i cani ed i servi e le serve
alla porta a guardare si radunano
ad augurare una buona fortuna.


12. Conclusione


In ogni cosa triste
c’è un anello incastonato o un biglietto,
come in cavo d’albero convenuto.

In ogni parola c’è un sentiero stretto,
via d’amarezza e di passione.

Ma colui che disse tutto quello che poteva,
non per questo versava le sue lacrime,
e un’altra è la speranza per cui spera.

Chi non la conobbe, non la riconosce.
Chi la conosce, ancora si stupisce,
e sorride di nuovo nella mente
e loda il Dio misericordioso.
Adalberto Mainardi
Primo quaderno
 Secondo quaderno
Versi dal secondo quaderno
che non vi banno trovato posto
Terzo quaderno
Appendice ai Vecchi canti
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