Libri

POESIE  
SAGGISTICA
INTERVISTA
Da Kljaz’ma e Jauza
Da La rosa canina
Da Tristano e Isotta
Vecchi canti  
Da Porte, finestre, archi
Da Giambo
Viaggio in Cina
Da Libro che non finito
Da Canto serale
Elegie
Da L’inizio del libro
Vecchi canti
(1980-1981)
Primo quaderno
Che cosa biancheggia sul verde monte?
A. S. Puškin
1. Offesa


Che fai, offesa cattiva?
Io m’addormento, e non chiudi gli occhi,
io mi risveglio, e da un pezzo sei desta
e fisso mi guardi, maga indovina.

Oppure dirai, chi mi ha offeso?
Nessuno lo potrebbe, su tutti è Dio solo.
Se occorre, Dio lo permette,
e se no, non lo concede.

O forse la vita, la vita non m’ama?
Oh, non è vero, ma ama e s’accora,
mi ripara in un luogo nascosto
e ne trarrà fuori, se solo lo vuole,
guarda, come nessuno sa guardare.

Che fai, offesa cattiva,
che mi siedi innanzi, maga indovina?

O forse dirai ch’io vivo male,
offendo i malati e i disperati?…


2. Il cavallo


Va l’errante per una strada oscura
non s’affretta, cavalca e cavalca.
– Cavallo, chiedimi quello che vuoi,
chiedi ogni cosa, e ti darò risposta.
Gli uomini non staranno ad ascoltarmi,
Dio sa, anche senza raccontargli.

Cosa strana, strana cosa,
perché arde il fuoco nel mondo,
perché la mezzanotte fa paura
e c’è forse qualcuno felice?

Ti dico e non mi crederai
come amo la notte e la strada,
come amo che mi hanno bandito
e ancora domani diranno bandito.

Vieni, tempo misericorde,
di giovinezza bevi il dopo sbornia,
togli il pungolo dei miei giovani anni
dalla ferita, or è poco, dolente –
e più degli altri vivrò saviamente!

Il cavallo non parla e risponde.
Si trascina la lunga strada.
E nessuno s’incontra felice,
infelice qualcuno soltanto.


3. Destino


E chi sa il decreto del fato?
Chi indovina pur non se n’accorge.

Tu forse ti ricorderai di me,
quand’io ti avrò dimenticato.

Entrerò allora senza rumore,
come i morti rivengono ai vivi,
e dirò che qualcosa conosco,
che mai e poi mai tu saprai.

E poi ti bacerò la mano,
come i servi le mani ai padroni.


4. Infanzia


Ricordo la prima infanzia
e il sogno sull’oro piumino.

Un sogno o per davvero?
Qualcuno mi vide,
veloce entrò dal giardino,
e in piedi mi sorride.

– Il mondo – dice – è un deserto.
Il cuore dell’uomo una pietra.
Amano gli uomini quel che non sanno.

Non ti scordar di me, Olga,
ed io non dimenticherò nessuno.


5. Il peccato


Puoi ingannare il più alto dei cieli –
tutto l’alto dei cieli non vede.
Puoi ingannare la terra profonda –
la terra dorme profonda e non sente.
E poi veggenti, indovini e indovine –
te medesimo non potrai ingannare.

Oh, non amano l’uomo peccatore
gli specchi, e i vetri, e l’acqua del bosco:
là il sangue d’altri ora corre, qual vento,
ora s’avvolge qual serpe ferita:
– Ci leveremo di buona mattina
e andremo dalla grande indovina,
per il lavoro daremo denari,
perché ella ci dica
che non vede guari.


6.


Questi è un uomo malvagio e crudele,
abbietto e infelice.
E pare ch’io n’abbia pena,
io stessa di lui più crudele.

Quando noi ci mettemmo a parlare,
tempo fa e non ricordo per quanto,
era notte e scendeva la pioggia,
quasi come volesse qualcosa,
o qualcuno venisse dall’alto,
ed era in lacrime, e lui stesso era il pianto:

non per sé e non per il cielo,
per la lunga scala nemmeno,
non per quel ch’era stato
né per quel che sarà, –

nulla accadrà.
Nulla accade.


7. Consolazione


Non strologar sull’ora tua mortale,
non godere che tutto è sprofondato,
se piangeranno al tuo funerale,
se li torturerà un tardo rimorso.

Non è che un misero conforto,
scherno e offesa alla terra.

Meglio che tu dica e consideri:
che biancheggia sul verde monte?

Sul verde monte cascano i frutteti
e ruzzoloni discendono all’acqua,
come agnelli dai campanelli d’oro.
Sul verde monte candidi agnellini.

Verrà la morte, senza aver bussato.


8. Contesa


Poco davvero nel mondo io vivo?
Terribile è dire quanto persino.
Eppure il mio cuore non m’ama.
Va, come nella segreta il cattivo, –
ma dalla finestra, cosa mai non si vede!

Ecco diceva tale vecchietta:
– Si sta bene, al caldo nel mondo di Dio,
come i piselli nei loro baccelli
noi siamo nella mano del Signore.
E se chiedi a qualcuno, non ritornerà.
E qualsiasi cosa progetti, non la finirai.
Ma il cuore se ne rallegrerà,
come se a un uccellino nella gabbia arabesco
avessero gettato dolce semente –
anche questo non è un dono da niente!

Feci cenno col capo, ma nel cuore pensavo:
Stattene zitta, sciocca vecchietta.
Tutto è possibile, e ancora di più.


9. Richiesta


Povera, povera gente!
Non diresti cattiva, ma sempre di fretta:
mangiano pane – e più di prima hanno fame,
bevono vino – e ne diventano sobri.

Se me lo avessero domandato
avrei risposto: Mio Dio,
fa’ di me qualcosa di nuovo!

Io amo il grande prodigio
e non amo la sventura.
Fammi come una pietra sfaccettata,
e lasciala cadere dall’anello
sulla sabbia del deserto.

Così che resti tranquilla,
non nascosta, non in vista,

ma in ogni dove, come un mistero.
E nessuno potrebbe vederla,
solo la luce di dentro e la luce di fuori.

E giuoca la luce, come i bambini,
piccoli bimbi e animali di casa.


10. Parola


E colui che ama sarà riamato.
Chi serve, sarà servito –
se non ora, un giorno che verrà.

Meglio per chi si riconosce grato,
e avendo servito, se ne va lieto,
senza Rachele, per verdi colline.

Ma tu, parola, vestito regale,
abito della lunga, breve pazienza,
più alto del cielo, più del sole allegro.

I nostri occhi non vedranno
il tuo colore innato,
l’ampio fruscio delle tue pieghe
non sentiranno le orecchie dell’uomo,

solo il cuore dirà tra se medesimo:
– Libere siete, e libere sarete,
e innanzi a schiavi non risponderete.
Adalberto Mainardi
 Primo quaderno
Secondo quaderno
Versi dal secondo quaderno
che non vi banno trovato posto
Terzo quaderno
Appendice ai Vecchi canti
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